Il Medioevo. Storia e origini
Le invasioni Barbariche |
I Longobardi |
La disfatta dei Longobardi: l’impero di Carlo Magno |
Imperatori del Sacro Romano Impero: Ottone I |
La Chiesa |
L’espansione Normanna |
Le crociate |
I Comuni e Federico II |
Le grandi monarchie nazionali |
Le Signorie |
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Il termine Medioevo significa età di mezzo e questa accezione, creata dagli umanisti del XV secolo, è stata a lungo utilizzata dagli storici per individuare il periodo dei cosiddetti secoli bui, ovvero quell’arco di tempo che intercorreva dal tramonto dell’età classica all’età moderna. Tale visione, alquanto semplicistica e scorretta, non è più accettata dagli studiosi contemporanei. Il Medioevo infatti fu un periodo importante che seppe amalgamare i valori delle antiche civiltà greca e romana con quelli del Cristianesimo e si estese per un lungo lasso di tempo tanto che è stato comunemente suddiviso in due epoche: l’Alto Medioevo e il Basso Medioevo. L’Alto Medioevo, periodo compreso tra il V-VI secolo e l’XI secolo, vide il crollo dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.), il susseguirsi di guerre e anarchie, e l’avvento del Cristianesimo che permeò ogni attività dell’uomo medievale. Con l’anno Mille ha inizio il Basso Medioevo, periodo compreso tra l’XI e il XIV-XV secolo, che pur conservando ancora il regime feudale è caratterizzato da una forte ripresa economica, dal tramonto dei due più grandi poteri, il Papato e l’Impero, dall’affermarsi della classe borghese e dal diffondersi del volgare che in talune situazioni andò a sostituire il latino. |
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Le invasioni barbariche
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Fin dal III secolo le popolazioni germaniche indicate come Barbari, termine che per gli Elleni stava a significare balbuziente e che i Romani assunsero per indicare coloro che non sanno parlare, come gli incolti, i rozzi e gli incivili, iniziarono a varcare i confini dell’Impero e a stabilirsi nei territori romanizzati. Dalla fine del IV secolo queste migrazioni di massa divennero violente, furono seguite da saccheggi e distruzioni che indebolirono l’Impero d’Occidente affrettandone la rovina e portando alla formazione di regni romano-barbarici. Nel 493 Teodorico, re degli Ostrogoti, sconfisse Odoacre, generale romano di origine barbara, e si stabilì nella capitale Ravenna tenendo in gran conto la civiltà romana ed appoggiandosi ad essa per poter creare uno stato forte ed efficiente. Giustiniano, imperatore dell’Impero Romano d’Oriente dal 527 al 565, cercò di riunire Oriente e Occidente e dal 535 al 553 intraprese una lunga guerra, fino a quando il generale Narsete sconfisse i Goti in Italia costituendo l’esarcato di Ravenna. Nel corso di questi anni la Chiesa di Roma aveva acquistato un forte potere politico divenendo il punto di riferimento di tutte le Chiese Occidentali. |
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I Longobardi
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La pace portata da Giustiniano durò per poco, infatti nel 568 i Longobardi scesero in Italia guidati dal loro re Alboino conquistando gran parte della penisola a nord, quella che diverrà la Longobardia Maior, e qualche ducato a sud, la Longobardia Minor; rimasero esclusi dalle mire del sovrano longobardo Ravenna e l’Esarcato bizantino, i territori pontifici e l’estremo sud oltre a Venezia. Le città si arresero senza difendersi, dal 625 Pavia fu proclamata capitale del regno e nel 643 fu redatto l’Editto di Rotari, in lingua latina, che raccoglieva la summa delle tradizioni longobarde in campo normativo. I nuovi sovrani non si integrarono con le popolazioni sottomesse e si raccolsero in clan familiari detti fare. Durante il periodo longobardo, la Chiesa riuscì a fondare un vero e proprio Stato destinato a divenire molto potente. Nel 728 in seguito al fallimento di conquista del re longobardo Liutprando, papa Gregorio II riuscì a far cedere alla Chiesa di Roma alcuni dei territori del Lazio divenendo così un vero e proprio sovrano dotato di potere temporale. La nascita del Patrimonio di San Pietro avvenne tuttavia poco dopo, nel 751, quando Pipino, re dei Franchi, scese in Italia a difendere la Chiesa da un nuovo assalto del re longobardo Astolfo donando al papa tutti i territori conquistati nell’Italia centrale. |
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La disfatta dei Longobardi: l'impero di Carlo Magno
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La definitiva disfatta dei Longobardi avvenne nel 774 per mano di Carlo Magno, re dei Franchi, chiamato in Italia da papa Adriano per sconfiggere il re longobardo Desiderio. Il potente sovrano in meno di trent’anni riuscì a riunire sotto di sé il territorio franco, alcuni territori della Spagna, l’Italia settentrionale e quella centrale, parte della Germania e l’Austria, ovvero gran parte dell’antico Impero Romano d’Occidente. La notte di Natale dell’800 Carlo venne incoronato imperatore del Sacro Romano Impero da papa Leone III. Da questo momento in poi l’imperatore tentò di riportare nei suoi territori ordine e pace ed infatti si è soliti identificare il periodo del suo regno come inascita carolingia. Alla sua morte (814), però, tutto venne sconvolto dalle dure guerre di successione e l’impero finì per frantumarsi nell’843 quando venne suddiviso tra i tre figli di Ludovico il Pio, primo erede di Carlo Magno: a Carlo il Calvo spettò la parte occidentale dell’attuale Francia e i territori spagnoli, a Ludovico il Germanico la Germania e la Svizzera e a Lotario, il figlio maggiore, l’Italia settentrionale e centrale, alcuni territori dislocati tra le Alpi e la Frisia oltre al titolo imperiale. In questo stesso periodo gli Arabi conquistarono la Sicilia e la Sardegna; la società italiana si organizzò in base al sistema feudale e i territori vennero spartiti tra pochi grandi feudatari che nell’887 deposero Carlo il Grosso, ultimo imperatore della dinastia carolingia che con la morte dei tre sovrani aveva ereditato tutto l’impero. |
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Imperatori del Sacro Romano Impero: Ottone I
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In seguito ci fu un grande vuoto di potere durante il quale i maggiori feudatari cercarono di prevalere sugli altri e mentre in Francia prese il sopravvento Ugo Capeto, in Germania e nel Nord Italia emerse Ottone I che fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero germanico nel 962 da papa Giovanni XII. Il nuovo impero che si era formato assunse caratteristiche molto diverse da quello precedente: l’imperatore veniva eletto dai grandi feudatari tedeschi ed inoltre sia Ottone I che i suoi discendenti Ottone II e Ottone III iniziarono ad imporre il proprio potere politico e militare sul Papa. Durante il Medioevo si diffuse, tra la popolazione meno colta, un’ossessionante terrore della morte. Le carestie, le guerre, la peste erano alcune delle cause più frequenti, ma queste erano viste dagli uomini come punizioni divine: crebbe la superstizione e la paura di maghi, streghe, demoni o spiriti maligni. In questo clima si sviluppò la teoria che allo scadere dell’anno Mille sarebbe avvenuta la fine del mondo, in realtà in seguito a questa data si assistette ad un periodo di ripresa economica e stabilità politica. Tali circostanze resero possibile un miglioramento della produzione agricola ed il conseguente aumento della popolazione, vennero creati nuovi villaggi e si assistette alla rinascita delle città, rinvigorite dall’affermazione di un nuovo ceto urbano di artigiani e mercanti. |
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La crisi della Chiesa
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La Chiesa, che nella società feudale in alcuni casi era riuscita a tenere a freno la violenza, agli inizi dell’XI secolo attraversò una profonda crisi; molti prelati sembravano aver dimenticato la propria missione spirituale, vivevano come nel lusso sfrenato, vendevano cariche ecclesiastiche, destinavano beni e proprietà della Chiesa ad amici o parenti. In seguito alla dissolutezza che regnava alcuni monaci, tra i quali quelli del monastero di Cluny, si fecero propugnatori di una riforma della Chiesa per riportare un ordine che non veniva più rispettato. Lo stesso pontefice Gregorio VII accolse e sostenne questa idea di rinnovamento pubblicando nel 1075 il Dictatus papæ, che proclamava la superiorità del pontefice su qualsiasi autorità politica, in quanto rappresentante di Dio in terra. Inoltre, riaffermata la superiorità della Chiesa, attuò una serie di riforme che comprendevano la formazione dei Tribunali della Chiesa e costituì il diritto ecclesiastico per evitare che le ricchezze della Chiesa fossero sperperate. Queste riforme videro il deciso dissenso dell’imperatore tedesco Enrico IV; in Germania infatti la carica imperiale era elettiva e tra gli elettori la maggior parte erano vescovi che, secondo le nuove norme decretate da Gregorio VII, sarebbero stati nominati dal Papa. Lo scontro tra impero e papato prese il nome di lotta per le investiture e trovò una conclusione solo nel 1122 con il Concordato di Worms, firmato dall’imperatore Enrico V e da papa Callisto II, nel quale veniva stabilito che le nomine dei vescovi spettavano all’autorità del Papa, ma che la concessione dei feudi sarebbe spettata all’imperatore. Questo scontro, proseguito per quasi cento anni, portò ad un notevole sviluppo della cultura alla ricerca dei fondamenti dell’autorità del Papa, fiorirono le ricerche filosofiche e quelle di diritto ecclesiastico e a Bologna nacque nel 1088 la prima Università d’Europa. |
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L'espansione normanna
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Intorno al 1000 si scatenò una vera e propria offensiva contro gli Arabi; in Spagna le armate di Rodrigo Dìaz de Bivar, detto El Cid, riconquistarono molte importanti città tra cui Siviglia e Toledo; in Italia i Normanni, già insediati in Calabria dal 1016, ampliarono i propri possedimenti nel sud Italia e nel 1130 Ruggero II fu riconosciuto dalla Chiesa come re di Puglia e Sicilia. Sempre i Normanni, guidati da Guglielmo il Conquistatore, nel 1066 sconfissero gli anglosassoni nella battaglia di Hastings, occuparono l’isola e crearono un solido regno che entro breve tempo si sarebbe distinto dal resto dell’Europa. I sovrani normanni governarono con l’appoggio di un parlamento e successivamente, nel 1215, Giovanni Senza Terra concesse la Magna Charta Libertatum, un documento che può considerarsi una sorta di costituzione. In Italia la ripresa economica e sociale della vita avvantaggiò soprattutto le città situate sul mare che iniziarono a sviluppare il commercio marittimo; Venezia, Amalfi, Genova e Pisa, conosciute come città marinare, si governavano autonomamente e commerciavano con l’Oriente e l’Africa controllando la maggior parte del Mediterraneo. |
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Le Crociate
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Dopo vari secoli di discordie, nel 1054, si verificò lo scisma d’Oriente in cui la Chiesa di Costantinopoli si separò da quella di Roma e vennero distinti cristiani cattolici dai cristiani greco-ortodossi. Nonostante questa frattura, quando l’impero bizantino venne minacciato dai Turchi, papa Urbano II decise di accorrere in soccorso della Chiesa d’Oriente per cercare di riunificare il mondo cristiano e per riconquistare i sacri luoghi della cristianità. Nel 1059 il papa bandì una crociata che si concluse nel 1099 con la riconquista di Gerusalemme e di tutta la costa, dalla Palestina al Libano; qui vennero fondati vari regni cristiani, ma la loro vita durò circa un secolo per poi tornare nelle mani dei Turchi. Dal 1095 al 1270 furono organizzate ben sette crociate e merita ricordare la terza alla quale parteciparono l’imperatore Federico Barbarossa, Filippo Augusto re di Francia e Riccardo Cuor di Leone re d’Inghilterra. . Dal punto di vista religioso e da quello militare non furono un successo, ma le città marinare conquistarono porti e importanti basi commerciali per i loro traffici marittimi, facendo così rifiorire la vita economica del paese, inoltre il contatto con Arabi e Bizantini favorì un arricchimento della cultura europea. Contemporaneamente la Chiesa dovette contrastare anche il fenomeno delle eresie, contro le quali fu creato il tribunale dell’Inquisizione che operò in vari territori. In questo clima, votati al rinnovamento della Chiesa, nacquero anche nuovi ordini religiosi tra i quali quello domenicano dei frati predicatori dello spagnolo San Domenico di Guzmàn, dediti a diffondere la fede cattolica tra gli eretici e a controllare il tribunale dell’Inquisizione, e quello francescano dei frati minori di San Francesco d’Assisi, votati alla cura di malati e poveri e alla diffusione della fede tra gli strati più poveri della popolazione. |
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I Comuni e Federico II
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Intorno al 1100 molte città italiane, come Firenze, Milano, Pisa, Genova, Bologna, Venezia e Lucca, limitarono il potere dei feudatari attuando una forma di governo indipendente chiamata Comune, estesero il proprio potere sulla campagna circostante, il contado, e si liberarono dall’autorità dell’imperatore e del papa. Inizialmente ogni Comune era costituito da un’assemblea popolare, detta parlamento o arengo, che aveva il compito di eleggere due o più consoli e un consiglio di cittadini che emanava le leggi, e i giudici incaricati di amministrare la giustizia; vennero organizzate anche le magistrature per regolare la sanità, la scuola, il commercio ed il rapporto con le altre città. Nel frattempo in Germania si stavano creando due schieramenti politici: i guelfi, sostenitori dell’autorità papale, e i ghibellini, propugnatori di quella imperiale; questi ultimi appoggiarono l’elezione di Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, divenuto imperatore nel 1152. Anche l’Italia si divise in questi due schieramenti ma i Comuni Italiani si riunirono nella cosiddetta Lega Lombarda che, sostenuta da papa Alessandro III e dai re normanni, dopo varie sconfitte riuscì a sgominare il Barbarossa nella battaglia di Legnano del 1176. La vera conclusione si ebbe però nel 1183 con la pace di Costanza con la quale venne riconosciuta ai Comuni l’indipendenza e al Papa l’autonomia del potere spirituale. Non riuscendo a restaurare il potere imperiale con la forza, Federico I fece unire in matrimonio suo figlio Enrico VI con Costanza d’Altavilla, erede al trono di Sicilia. Da questa unione nacque Federico II che, con l’aiuto di papa Innocenzo III, fu incoronato re di Sicilia nel 1198 all’età di soli quattro anni. Nel 1220 ereditò, in seguito all’esito della guerra di successione tra Ottone IV e Filippo di Svevia, anche i territori della Germania divenendo imperatore dell’Impero romano-germanico e riuscì a riorganizzare il Regno di Sicilia promuovendo una serie di riforme politiche, economiche e giuridiche che dettero vita ad uno stato nel quale il potere era accentrato nelle mani dell’imperatore. Il grandioso progetto di Federico II venne ostacolato dalla Chiesa e dai Comuni italiani che temevano di perdere la propria autonomia, si riformò la Lega Lombarda, ma non riuscì a contrastare il potere dell’imperatore. Alla morte di Federico II, avvenuta nel 1250, gli successe il figlio Manfredi il quale fu sconfitto a Benevento nel 1266 dal conte francese Carlo I d’Angiò chiamato dal papa. I siciliani non accettarono i nuovi padroni e diedero luogo ad una rivolta che prese il nome di Vespri siciliani che portarono solamente all’intervento di un altro sovrano straniero, Pietro III d’Aragona, marito della figlia di Manfredi; fu così che l’Italia meridionale venne divisa: la Sicilia cadde in mano agli Aragonesi che vi regnarono fino al 1721, mentre il Regno di Napoli rimase agli Angioini. In questi stessi anni le città dell’Italia centrale e settentrionale conobbero un periodo florido di sviluppo politico ed economico, Milano e Firenze si specializzarono nell’artigianato - la prima nella fabbricazione di armi e armature e la seconda nella manifattura della lana -, tra le repubbliche marinare emersero Genova e Venezia nell’attività bancaria, mentre Pisa e Amalfi decaddero. Queste città riuscirono a raggiungere una tale ricchezza che permise loro di coniare monete d’oro con lo stemma: il fiorino di Firenze, lo zecchino di Venezia ed il ducato di Genova e Milano. |
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Le grandi monarchie nazionali
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Tra il XIII e il XIV secolo sorsero in Europa le monarchie nazionali, caratterizzate da un unico popolo con una sola lingua e contraddistinte da un’organizzazione politica stabile dotata di propri funzionari. In Inghilterra il Parlamento venne diviso in Camera dei Lords, costituita dai nobili e dagli alti prelati, e in Camera dei Comuni, formata dai rappresentanti della piccola nobiltà, del clero minore e delle città. In Francia regnavano i Capetingi, gli eredi di Ugo Capeto: con Filippo Augusto avevano allargato i propri possedimenti, ma fu sotto Filippo IV il Bello che divennero una vera e propria monarchia nazionale costituendo un’assemblea composta dai rappresentanti della nobiltà, del clero e delle città che prese il nome di Stati generali. In Spagna si erano formati tre importanti regni cristiani, quello di Castiglia, quello del Portogallo e quello di Aragona; quest’ultimo assunse un ruolo di prestigio nel corso del Trecento ampliando i propri confini.Nel secolo successivo il matrimonio fra Ferdinando di Aragona e Isabella di Castiglia e la conquista del regno arabo di Granada sanciranno l’unificazione della Spagna. La formazione di queste grandi monarchie nazionali fu anche la causa di numerose guerre tra cui la Guerra dei Cento Anni (1334-1453), combattuta tra Francia ed Inghilterra. Lo Stato della Chiesa entrò in conflitto con le grandi monarchie nazionali poiché i sovrani avevano intenzione di tassare i beni della Chiesa presenti nei loro territori; il confronto fu aspro soprattutto tra papa Bonifacio VIII e Filippo IV di Francia il quale decise di tassare le ricchezze della Chiesa e per tutta risposta il papa lo scomunicò. Filippo IV, con l’aiuto delle famiglie romane dei Colonna e degli Orsini, fece arrestare Bonifacio VIII che fu liberato solo grazie ad una sommossa popolare. Poche settimane dopo Bonifacio morì e venne eletto il francese Clemente V che fece trasferire la sede papale ad Avignone causando lo scisma d’Occidente. Questa situazione portò all’elezione di più papi contemporaneamente; l’unità della Chiesa tornerà solo nel 1417 con l’elezione al soglio pontificio di Martino V che ristabilirà la sede a Roma. |
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Le Signorie
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Intorno alla metà del Trecento l’Europa fu colpita da una grave crisi economica causata prevalentemente da carestie, epidemie di peste e guerre; si assistette ad un forte calo della popolazione e ad una serie di lotte sociali che contribuirono a decretare la fine dei governi comunali. Molti comuni nel corso del XIII e del XIV secolo estesero a tal punto i propri possedimenti da divenire dei veri e propri piccoli Stati caratterizzati dallo sviluppo di settori quali le manifatture, le banche, le assicurazioni e i commerci; in questo clima si verificò una scarsa stabilità politica che portò alla nascita delle Signorie nelle quali il potere era affidato ad un signore ed alla sua corte costituita da ministri, consiglieri ed intellettuali. Tra quelle che si affermarono più precocemente vanno ricordate quelle degli Estensi a Ferrara (1259), dei Della Scala a Verona (1269), dei Da Carrara a Padova (1318), dei Gonzaga a Mantova (1328). A Milano la signoria dei Della Torre fu sostituita nel 1277 da quella dei Visconti e Gian Galeazzo Visconti nella seconda metà del Trecento ampliò notevolmente i propri domini arrivando a minacciare città del calibro di Venezia e Firenze, ma con la sua morte i possedimenti dei Visconti rientrarono nei confini della Lombardia. Firenze fu sconvolta da numerose lotte politiche, inizialmente tra ghibellini e guelfi, poi questi ultimi si divisero in bianchi e neri, fino ad arrivare al 1378 con la Rivolta dei Ciompi, ovvero i lavoratori salariati della manifattura della lana, contro i quali si allearono le arti maggiori e quelle minori che sciolsero il governo. Il potere passò allora nelle mani della famiglia Medici, mercanti e banchieri, che resero la città uno dei più importanti centri politici e culturali d’Italia. Oltre a questa realtà cittadina continuò ad esistere un’Italia feudale che comprendeva il Piemonte, dove si stavano affermando come feudatari i Savoia, lo Stato della Chiesa, il Regno Angioino e quello Aragonese. In queste zone l’economia rimase legata all’agricoltura e alla pastorizia e la terra restò di proprietà della nobiltà e del clero; soprattutto nel Mezzogiorno e nelle isole, il potere dei baroni impedì la nascita della borghesia e quindi dei commerci che stavano arricchendo il resto dell’Italia. |
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