Gli Etruschi
Rintracciare l’origine del popolo etrusco, attestato in Italia fin dal IX secolo a.C., è una questione tutt’oggi controversa che ha fatto discutere a lungo gli studiosi. I principali testi sui quali si basa la storia di questa civiltà sono da ricondurre a fonti greche e romane infatti, secondo il grande storico greco Erodoto, gli Etruschi sarebbero provenuti dall’Oriente e più precisamente dalla Lidia a causa di una grande carestia che colpì la regione poco dopo la guerra di Troia; giunsero in Italia guidati da Tirreno, figlio di re Atys, e da esso presero il nome con il quale li chiamavano i greci, Tirreni. Attualmente gli etruscologi e gli archeologi tendono a limitare questa teoria, molto diffusa tra tutti gli scrittori classici, ma fortemente influenzata da miti e leggende che nell’antichità venivano creati intorno alla nascita di dinastie e popoli. Discutendo questa ipotesi Dionisio di Alicarnasso, storico greco che visse a Roma ai tempi di Augusto, propose una formazione autoctona degli Etruschi, mentre Tito Livio attribuiva loro una provenienza nordica. In parte tutte e tre queste teorie possono essere considerate corrette, infatti è possibile che varie migrazioni abbiano arricchito con i molteplici influssi una civiltà autoctona preesistente chiamata Villanoviana, da Villanova nei pressi di Bologna, paese in cui fu identificata per la prima volta. Si può dunque dire che la storia etrusca ebbe inizio intorno al IX secolo a.C. con la cultura Villanoviana.
Intorno al VII secolo a.C. la civiltà etrusca visse il periodo di massimo splendore, si organizzò in una vera e propria nazione con propria lingua, religione, usi e costumi e suddivisa in una serie di piccole città-stato governate inizialmente da un sovrano detto lucumone e in seguito da aristocrazie. Ben presto, l’indole guerriera, che non trovò un argine nelle altre civiltà che popolavano l’Italia, permise loro di conquistarsi la supremazia culturale e un grande spazio territoriale. La prosperosa attività agricola e artigianale, la ricchezza dei giacimenti di rame e ferro permisero loro di incrementare il commercio marittimo che portò alla nascita di ceti imprenditoriali e al potenziamento delle città dell’Etruria marittima, come Caere (Cerveteri), Tarquinia e Vulci. Inoltre nel 550 a.C. gli Etruschi si allearono con i Cartaginesi assicurandosi così il dominio sul Mediterraneo occidentale. Si può dunque affermare che nel VII e nel VI secolo a.C. gli Etruschi costituirono la prima grande e fiorente civiltà italiana, basti pensare che i Re di Roma, i Tarquini, erano di provenienza etrusca; infatti, si espansero in un paese ancora giovane giungendo, alla metà del VI secolo a.C., fino in Campania e a nord fino alla foce del Po.
Già dal 509 a.C., con la cacciata dei Tarquini da Roma, iniziò il declino della potenza etrusca; nel 524 a.C. la sconfitta di Arriccia sancì la perdita di parte del Lazio, causando la separazione delle città dell’Etruria dalla dodecapoli della Campania che, prima di essere conquistata dai sanniti nel 430 a.C., subì la sconfitta di Cuma (474 a.C.) da parte di Gerone di Siracusa determinando così il crollo del dominio etrusco sul mare. Intorno al 400 ebbero inizio le invasioni galliche e la civiltà etrusca, colpita da nord e da sud non fu più in grado, non solo di fare delle conquiste, ma neppure di difendere i propri confini. I Romani respinsero i Galli ed iniziarono poi la loro avanzata verso nord, attratti dalle piccole città etrusche mai raggruppate in un vero e proprio stato. Nel 27 a.C., sotto Augusto l’Etruria divenne la Regio VII romana determinando la definitiva scomparsa di questa civiltà, ma non della cultura etrusca che sopravvisse influenzando la vita sociale, pubblica e artistica del popolo che la conquistò.
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