La stele di Rosetta
La celebre stele in basalto nero fu la chiave attraverso la quale si giunse, intorno agli inizi dell’Ottocento, alla decifrazione dei geroglifici, rimasti un mistero sino ad allora. La stele, rinvenuta nel 1799 dalle truppe francesi nei pressi della città di Rosetta (Rashid) in Egitto, misurava circa 97 x 71 cm, per un peso di circa 680 Kg. Essa mostrava iscrizioni in tre diverse lingue: i geroglifici, il greco, ed il demotico, l’antica lingua egiziana dell’età tarda. Gli studiosi iniziarono a tradurre il greco e scoprirono che il testo si riferiva ad un decreto in onore del regno del faraone Tolomeo V, inciso intorno al 196 a.C., e che tale decreto era riprodotto sulla stele in caratteri sacri, popolari e greci. Studiosi di tutto il mondo si applicarono allo studio della stele, anche se le cose furono complicate dalla cattiva conservazione del reperto, che risultava danneggiato e mancante di una parte del testo geroglifico.
La maggiore difficoltà relativa alla traduzione dei geroglifici fu di capire se questi avessero un significato fonetico, oppure se a tali segni corrispondessero interi concetti, verbi o cose. Tra gli studiosi che vi si applicarono i successi maggiori furono raggiunti dall’inglese Thomas Young e dal francese Jean-Francois Champollion, il quale, dedicandovisi completamente, nel 1822 giunse alla traduzione completa di questa antica lingua. Egli, basandosi sulle scoperte di Young, e grazie ad una buona conoscenza delle lingue antiche, tra cui il demotico ed il copto, arrivò all’interpretazione dei segni geroglifici partendo da alcuni simboli ricorrenti, come i nomi dei faraoni, per giungere poi alle parole più semplici. Egli infatti capì che la lingua, inizialmente a carattere ideografico, ovvero in grado di rappresentare attraverso simboli idee, concetti ed azioni, si era arricchita di elementi fonetici. In seguito a tale scoperta Champollion, nel 1830 partecipò ad una spedizione scientifica in Egitto e divenne responsabile del dipartimento delle antichità egiziane. La stele, oggi conservata presso il British Museum di Londra diede un forte impulso alla conoscenza ed allo studio dell’antico Egitto, dando vita alla nascita dell’egittologia moderna.
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