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Manifestazioni artistiche

 L'Architettura
 La Pittura
 La scultura
 La scrittura e la letteratura
 
   Definire il progredire delle manifestazioni artistiche di una civiltà che si sviluppò per quasi tremila anni (dal 3000 a.C. circa, alla conquista romana del 30 d.C.), non è un percorso semplice.
Innanzitutto risulta fondamentale comprendere quanto la concezione dell’arte figurativa dell’antico Egitto si discosti notevolmente dall’accezione che se ne ha in epoca moderna, in quanto il fine ultimo dell’arte egizia non era di carattere estetico, bensì funzionale e soprattutto celebrativo.
Le produzioni egizie che noi definiamo opere d’arte, non nascevano infatti come tali ma rispondevano ad una funzione specifica tanto in ambito religioso quanto nell’uso quotidiano. La maggior parte dei manufatti proviene infatti da ambiti religiosi, e spesso questi erano collocati in luoghi non visibili agli sguardi, con lo scopo di adempiere al culto del soggetto in questione, fosse esso una divinità, il faraone o il defunto.
La sopravvivenza dei defunti nel mondo ultraterreno dipendeva infatti dalla conservazione del corpo, che si tentava di mantenere attraverso la mummificazione.
Nel corpo infatti risiedeva il Ka, l’elemento vitale che però poteva anche risiedere nelle statue che raffiguravano il defunto e sulle quali veniva inciso il nome. La funzione di una statua non era quindi quella di riprodurre un modello bensì di creare un vero e proprio sostituto, che doveva prolungare l’immagine del defunto per una durata illimitata.

L'Architettura


   Senza dubbio l’espressione artistica principale ed anche più evidente di tale civiltà fu quella architettonica, riferibile quindi ai grandi complessi monumentali funerari quali le tombe dei faraoni e le piramidi, oltre agli immensi tesori in essi ritrovati.
Il culto dell’aldilà prevedeva infatti che il defunto portasse con sé, nel suo lungo viaggio, l’insieme degli oggetti che gli necessitavano, dai vestiti, ai giochi, ai gioielli alle suppellettili, persino al cibo.
L’Antico Regno è il periodo in cui la civiltà egizia raggiunse l’apice, anche dal punto di vista artistico e, sia in architettura che in scultura ed in pittura si raggiunsero livelli altissimi.
E’ infatti a partire dalla III dinastia che venne abbandonato l’uso di costruire edifici in legno, a noi noti solamente tramite alcune pitture, per i più solidi monumenti in pietra. Uno degli esempi più eccellenti di questo periodo sono la piramide a gradoni di Saqqara, progettata dall’architetto Imhotep, oltre alle già citate piramidi di Giza ed alla Sfinge, legate alla fortuna dei tre celebri faraoni Cheope, Chefren e Micerino.
Non bisogna sottovalutare il fatto che la costruzione delle piramidi costituisce il segno del progresso raggiunto da tale civiltà, dal momento che tali esecuzioni non sarebbero state possibili senza un’organizzazione ed un’economia stabile.
Esse furono veri e propri monumenti sepolcrali e devono essere considerati come edifici finalizzati al concetto di sopravvivenza del defunto in seguito alla morte fisica, oltre a costituire prova del grandissimo potere detenuto dai faraoni, che, per la loro natura divina, erano in grado di muovere l’intero paese attraverso un’amministrazione centralizzata che assicurava prosperità e manodopera in abbondanza.

L’arte egizia, ebbe una forte connotazione sacra, e la sua comprensione non può prescindere dalla conoscenza delle principali divinità dell’antica religione quali il dio supremo Ra, oltre ad Horus, Hathor, Khepri, Aton, Anubi.
In architettura la massima espressione di edifici dedicati agli dei furono i templi, che caratterizzarono l’architettura del Nuovo Regno.
Tali strutture, costituite da cortili rettangolari recintati da colonnati, erano composte da vari locali quali santuari, cappelle dove si svolgevano le celebrazioni, le processioni e le grandiose feste religiose.
I particolari architettonici spesso si rifacevano all’osservazione della natura, compaiono infatti colonne a forma di papiro, loto o palma. I templi erano considerati le sedi delle divinità sulla terra.
Tra gli esempi più magnificenti di tali edifici si citano i complessi che sorgono sulle aree sacre di Luxor e di Karnak, voluti rispettivamente dai faraoni Thutmose III e Amenofis III. Le rovine di tali templi hanno dato alla regione il nome di Valle dei Re, celebre in tutto il mondo.

La Pittura


   L’arte degli egizi, rinvenuta anche sotto forma di decorazioni parietali all’interno dei palazzi, delle tombe e dei templi, risulta essere stata di una vivace cromia così come le sculture ed i bassorilievi; il dipinto infatti, nell’arte egizia, può essere considerato come un’integrazione della scultura e dell’architettura.
In pittura la rappresentazione delle figure umane si fece stilizzata soprattutto nella raffigurazione dell’immagine dei faraoni, i cui lineamenti corporei solitamente venivano ritratti secondo un’inquadratura frontale mitigata con una veduta di profilo che permetteva di conferire a tali scene un carattere astratto.
I criteri di rappresentazione, inoltre, si basavano sull’individuazione gerarchica, i personaggi principali venivano quindi dipinti di dimensioni maggiori. Molte decorazioni raffigurano scene di vita quotidiana, lavori artigianali ed agricoli oltre a scene di caccia, allevamento di animali ed altro.
La pittura egizia, pur essendo iconograficamente ancora legata ai modelli dell’Antico Regno, raggiunse i massimi risultati nel corso del Nuovo Regno e più precisamente nel periodo Ramesside.
Le pitture murali delle cappelle funerarie dei faraoni di questo periodo erano eseguite a secco, ovvero con colori ad acqua stesi sull’intonaco asciutto e spesso raffiguravano scene di cerimonie con numerosi personaggi, accostati a simboli religiosi e geroglifici.
Uno dei migliori esempi è da ricercare nelle pitture parietali della tomba di Luxor della regina Nefertari, moglie del faraone Ramsete II; qui i colori si fanno più accesi e le figure, molto luminose, sono pervase di un certo realismo.

La Scultura


   Grazie all’abbondanza di materiale lapideo, a partire dalla IV dinastia, ebbe un grande sviluppo anche la statuaria che vide il suo sviluppo in una grande varietà di materiali come granito, calcare, ed anche legno pregiato.
Nel caso della raffigurazione dei faraoni venne sfruttata prevalentemente una veduta rigidamente frontale del soggetto in cui le forme risultano rigidamente schematizzate e l’atteggiamento della figura è statico in modo tale da rappresentare non tanto il sovrano quanto la dignità dello stesso.
Inoltre la forma compatta e abbastanza geometrica della scultura permetteva l’ottima conservazione del manufatto artistico, che avrebbe potuto resistere per secoli. Uno dei più splendidi esempi di scultura dell’Antico Regno è la statua in diorite del faraone Chefren, risalente al 2540 a.C. ca. e ritrovata in una fossa del tempio costruito a valle dell’omonima piramide a Giza.
L’impostazione è frontale, il corpo seduto è rigidamente geometrico ed è formato da due quadrati sovrapposti sormontati dalla testa trapezoidale. Fu solo verso la fine dell’Antico Regno che si iniziò a percepire un certo movimento delle forme e venne utilizzata la visione laterale.

Nel campo della statuaria privata, invece, l’artista fu più libero; realizzò di solito ritratti da conservare nelle tombe, ma non dovendo seguire schemi prestabiliti traspare in essi una maggiore tendenza alla caratterizzazione.
Nei bassorilievi l’impostazione formale risulta la medesima, tuttavia qui l’utilizzo della linea, che contraddistinse l’arte egizia nelle sue varie manifestazioni, conferisce maggiore varietà e libertà all’immagine.
Nel corso del Medio Regno l’arte cominciò ad essere sfruttata come mezzo di comunicazione per diffondere l’ideologia del sovrano. Pur mantenendo gli schemi e l’impostazione dei modelli dell’Antico Regno, il faraone fu raffigurato in modo maggiormente umano, con il volto austero, l’espressione regale e le orecchie particolarmente grandi in riferimento alla volontà di ascoltare le richieste dei suoi sudditi.
L’esigenza della stilizzazione geometrica fu esasperata a tal punto da creare una nuova tipologia, quella della statua-cubo. Il soggetto venne rappresentato come se fosse seduto sui talloni con le ginocchia portate all’altezza delle spalle oppure semplicemente con il corpo a forma di cubo sormontato dalla testa.
Tale nuovo tipo di oggettistica ottenne una grande fortuna tanto da divenire una costante anche nelle epoche successive. Una notevole evoluzione si ebbe invece nella rappresentazione del soggetto femminile: le figure longilinee, estremamente sensuali, erano caratterizzate da lunghe gambe, vita stretta e dalla rotondità del ventre, un chiaro cenno alla maternità.

Durante il Nuovo Regno una nuova svolta si ebbe sotto Akhenhaon; le sculture prendono nuove forme, i lineamenti dolci dei volti sono esasperati così come la pienezza dei corpi. Il faraone vuole apparire in tutto e per tutto come un innovatore e quindi anche gli stili artistici si distanziano dalle espressioni precedenti.
Degni di nota sono le due statue di Akhenaton e della sposa Nefertiti (Louvre), oltre al celebre busto di quest’ultima, conservato a Berlino. La riforma religiosa e culturale di Akhenaton, considerato eretico, avrà fine con lui ed infatti, con il concludersi del suo regno, l’arte si rifarà alla tradizione precedente. Grandiosità e splendore caratterizzano però l’arte di questo periodo che risulta essere il più ricco di testimonianze: le forme pittoriche e plastiche, pur nell’ambito della tradizione acquisiscono forme più varie e fantasiose.

La scrittura e la letteratura


   Secondo la tradizione egiziana la scrittura fu insegnata loro dal dio Thoth nel corso del Regno di Osiride; questa leggenda vuole dimostrare l’origine antichissima di questo modo di comunicare tramite dei segni. Fu nel IV millennio a.C. che tali segni pittografici andarono trasformandosi ingeroglifici, denominati dai Greci "hiero-glyphicà", segni sacri.
I primi documenti sono quelli che appaiono incisi e dipinti sulla pietra, spesso accompagnati da disegni; vennero poi delineati con inchiostro rosso e nero sui papiri, giungendo ad una scrittura più veloce e di conseguenza più schematica, detta scrittura ieratica. L’evoluzione del segno, divenuto quasi stenografico, portò alla cosiddetta scrittura demotica, una fusione delle prime due forme.

I primi scritti letterari sono iscrizioni sepolcrali a carattere religioso, molto famosi rimangono i Testi delle piramidi comprendenti inni e miti e risalenti alla V-VI dinastia.
Numerosissimi sono gli scritti sull’oltretomba, quali i Testi dei sarcofagi, il Libro dei Morti e il Libro della Duat.
Fin dall’Antico Regno si erano infatti diffusi in Egitto testi funerari che, corredati da illustrazioni, ci permettono oggi di conoscere in che modo l’aldilà fosse immaginato nell’ambiente colto.
Durante il Nuovo Regno si diffusero altri supporti scrittori quali le bende funerarie ed il papiro, che permisero la fruizione di tali testi anche all’uomo comune.
Il Libro dei morti secondo la denominazione data nel 1842 dall’egittologo Richard Lepsius è un insieme di preghiere e formule religiose che descrivono la vita nell’aldilà, che, per la prima volta viene descritto come sotterraneo e plasmato sull’immagine dell’Egitto.

Altri testi fondamentali sono costituiti invece da quelli inerenti gli insegnamenti, tra questi gli Insegnamenti e i Libri di medicina dell’architetto e medico Imhoep, risalenti al 2700 a.C., e la Saggezza di Ptah-Hotep del 2400 a.C. circa nel quale sono raccolti i consigli di un padre al figlio.
Tra gli scritti di grande interesse storico non si può non annoverare il Poema di Pentaur, opera epica che narra le imprese di Ramsete II contro gli Ittiti nella celebre battaglia di Qadesh avvenuta nel 1270 a.C.; il documento fu scolpito in tutti i templi del faraone.
Assumono molto interesse anche le biografie, le cronache del tempo e la narrativa, come le Memorie di Sinhue, il Racconto del naufrago e il Racconto dei due fratelli.
Tipici del periodo ramesside sono i poemi d’amore, famosissimo quello del Papiro di Chester Beatly che si presume sia stato anche cantato e ballato. Si hanno inoltre alcune tracce di opere teatrali ad argomento mitologico.
 


 

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"Dopo la scoperta del linguaggio geroglifico si conosce la remotissima storia dell’Egitto che ebbe un popolo civile e grande".

[ Ferretti Lodovico, Manuale di Storia delle Arti Belle in Italia, 1924 ]
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