 Definire le invenzioni, gli strumenti e la tecnologia di una civiltà così evoluta come quella egizia non è di facile sintesi. Possiamo dire che a tale popolo si devono numerose scoperte sia in campo scientifico che militare e che queste furono stimolate da necessità di tipo pratico piuttosto che da un desiderio di conoscenza. Il livello delle conoscenze scientifiche era infatti molto alto, essi utilizzavano l’aritmetica basata sul sistema decimale e la geometria, entrambe utili alla progettazione architettonica ed alla misurazione delle terre, i cui confini erano spesso cancellati dalle piene del Nilo. L’unità di misura di lunghezza era il cubito che corrispondeva alla lunghezza dell’avambraccio, circa 52 cm, e si divideva in misure naturali quali palmi e dita. Altre misure riguardavano la pesatura dei cereali, ed i liquidi per i quali si utilizzava l’anfora.
Inoltre conoscevano il calendario annuale di 365 giorni, diviso in tre stagioni corrispondenti alle fasi agricole quali: inondazione, semina e raccolto. I giorni di 24 ore erano misurati attraverso orologi solari e particolari clessidre ad acqua che indicavano lo scorrere del tempo. Osservavano le stelle e conoscevano pianeti e costellazioni. In campo medico avevano numerose conoscenze sia di tipo traumatologico che ginecologico anche se le nozioni anatomiche erano ancora abbastanza ridotte. Per quanto riguarda le armi queste venivano usate nell’antico Egitto non solo per scopi militari ma anche per la caccia, anche se quest’ultima costituiva più un passatempo per la nobiltà piuttosto che una fonte di sussistenza. Le pitture murali ci mostrano che per la caccia agli uccelli si utilizzava il bastone da lancio: di forma molto simile ad un boomerang, spesso era ricavato da zanne di ippopotamo. Armi tipiche egiziane erano la lancia, l’ascia e l’arco con le frecce, quest’ultimo era costituito da legno flessibile e tendini di animale.
Il cavallo ed il carro furono invece importati in Egitto dalla popolazione degli Hyksos, provenienti dalla Siria, che dominarono il paese per circa 150 anni. In seguito gli artigiani egizi si misero a fabbricare nuovi esemplari che si differenziavano dai modelli siriani. Il carro egizio, pur mantenendo le ruote a quattro raggi, era infatti caratterizzato dalla presenza di due cavalli, invece di uno solo e da due guidatori in luogo di tre. Nella vita domestica molto diffusi i giochi e gli strumenti musicali; oltre ai giochi con la palla sono documentati i giochi da tavolo: tra i più diffusi il gioco della dama e quello del serpente, una sorta di gioco dell’oca. Tra gli strumenti musicali invece si attestano maggiormente quelli a percussione, a corda e a fiato quali tamburi, sistri, arpe, trombe e flauti.
In Egitto non circolava la moneta, almeno prima della dominazione greca, pertanto gli scambi avvenivano in natura oppure attraverso la pesatura di metalli preziosi quali oro argento e rame. Esistevano quindi dei pesi in pietra ed in bronzo di forma conica e cilindrica con inciso il loro valore. Una componente perennemente presente nella vita quotidiana degli egiziani fu il papiro: con questa pianta, che cresce nelle zone più umide del delta del Nilo,venivano realizzati oggetti di uso comune come sandali, cestini e teli. Inoltre esso svolgeva un ruolo di primaria importanza in campo nautico in quanto serviva per la realizzazione di vele, cordami e piccole zattere oltre all’impermeabilizzazione dello scafo delle imbarcazioni. Il ruolo che lo contraddistinse fu però la sua trasformazione in carta; tale processo, già noto in epoca predinastica, era molto lungo e costoso, infatti, la resistente carta di papiro era riservata ai testi di maggiore importanza, quali gli archivi e gli scritti religiosi, scientifici e letterari.
La tecnica più importante che contraddistinse la civiltà egizia fu comunque la mummificazione. Nel corso dell’Antico Regno tale privilegio era riservato esclusivamente alla figura del Faraone per garantire all’anima una seconda vita nell’oltretomba, mentre in seguito venne concesso anche ai ricchi e ai notabili. Le prime testimonianze di mummificazione risalgono alla fine della III dinastia, intorno al 2600 a.C., ma solamente sotto la XXI, intorno al 1000 a.C., i risultati si avvicinarono alla perfezione. Dopo due giorni dal decesso, il corpo veniva consegnato all’imbalsamatore che svolgeva le varie operazioni inizialmente all’interno di una tenda posta in prossimità delle necropoli, mentre in seguito all’interno di edifici in mattoni chiamati uabet, la casa pura. A partire dalla IV dinastia si iniziò ad asportare alcuni organi interni e a conservarli all’interno dei vasi canopi, ed al posto del cuore talvolta veniva collocato un amuleto in forma di scarabeo. Il corpo veniva ripulito e bagnato con un prodotto antisettico e dopo averlo lasciato asciugare per 70 giorni si procedeva alla fasciatura con bende intrise di resina. Veniva utilizzato il carbonato di sodio, un sale proveniente dal delta del Nilo, che ha la capacità di disidratare i tessuti umani e che gli Egizi erano soliti utilizzare come detergente e dentifricio. Sotto la XXI dinastia inoltre ci si preoccupò di migliorare l’aspetto del volto immettendo sotto la pelle un po’ di argilla in maniera tale da mantenerne intatti i lineamenti.
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