Il Cinquecento Storia e origini
La Riforma protestante: Martin Lutero |
L'Italia: Milano e la Firenze Repubblicana |
L'Imperatore Carlo V |
La decadenza della Spagna di Filippo II e le guerre europee |
Il Concilio di Trento e la Controriforma |
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La Riforma protestante: Martin Lutero
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Fin dal Medioevo la Chiesa era divenuta una grande istituzione politica interessata al governo ed alla gestione del potere temporale oltre che spirituale. Diversi pontefici tra Quattrocento e Cinquecento avevano rivestito i panni di veri e propri sovrani: Leone X Medici, un amante dell’arte e della cultura, Giulio II Della Rovere, un vero e proprio capo militare, Alessandro VI Borgia, un politico. Impegnati nella gestione del governo, questi papi non si resero conto dell’imminente bisogno di un ritorno al rigore morale e fu così che nel 1517 Martin Lutero, un monaco agostiniano tedesco, affisse alla porta della chiesa del castello di Wittenberg in Sassonia 95 tesi contro la Chiesa cattolica, la vendita delle indulgenze e le riduzioni delle pene del Purgatorio. Questo atto diede inizio alla Riforma protestante.
In seguito ad un viaggio in Italia nel 1511, Martin Lutero aveva assistito sconvolto al lusso e allo sfarzo presente alla corte pontificia; proprio in quegli anni Leone X stava cercando dei finanziamenti per la realizzazione della Basilica di San Pietro. Il Papa aveva dunque incaricato il principe Alberto di Brandeburgo arcivescovo di Magonza di vendere indulgenze tra i fedeli tedeschi in cambio di denaro. Lutero predicava un ritorno alla fede, un rapporto tra l’uomo e Dio, negava la validità delle indulgenze e sosteneva che le Sacre Scritture dovessero essere interpretate autonomamente; dal suo esame delle cose la Chiesa risultava essere un organo non necessario. Le sue teorie ebbero un gran successo per svariati motivi: egli tradusse in tedesco le 95 tesi e la Bibbia, pubblicata nel 1534, ed inoltre utilizzò la stampa che rese possibile una larga diffusione tra tutte le classi sociali.
In seguito alla scomunica di papa Leone X nel 1520, Lutero si rifugiò presso il principe Federico di Sassonia divenuto suo protettore; l’imperatore Carlo V confermò la condanna inflitta dal papa. Lutero venne appoggiato sia dagli ecclesiastici tedeschi, che dovevano pagare a Roma molte tasse, sia dal popolo, che vedeva la possibilità di utilizzare il denaro versato da chiese e monasteri tedeschi per il proprio bene, e dai principi tedeschi che videro così un modo per tutelare il loro potere nei confronti di Carlo V, un imperatore di nazionalità spagnola che voleva formare un impero cattolico con l’appoggio della Chiesa di Roma.
Nel 1529, sei principi e quattordici città tedesche che avevano abbracciato il Luteranesimo, si riunirono nella Dieta di Spira per protestare contro la decisione dell’imperatore e poco tempo dopo formarono la Lega di Smalcalda per intervenire militarmente contro chiunque minacciasse la religione luterana. Iniziò così una guerra durata circa 25 anni fino a quando Carlo V, impegnato anche in Italia contro la Francia e nel Mediterraneo contro i Turchi, arrivò ad una tregua nel 1555. Con la Pace di Augusta, approvata da tutti gli Stati Tedeschi, venne riconosciuta ai sovrani la libertà di religione ed ai popoli la libertà di andarsene o di convertirsi. La Germania si divise così in Stati Protestanti e Stati Cattolici.
Le idee riformatrici di Lutero assunsero anche forme diverse; a Ginevra presero piede, a partire dal 1536, le idee di Giovanni Calvino sviluppate sull’idea della predestinazione, ovvero che il destino è segnato da Dio fin dalla nascita. Queste teorie passarono anche in Francia e vi aderirono gli ugonotti che furono perseguitati a lungo dai sovrani cattolici. In Inghilterra la Riforma partì direttamente da re Enrico VIII per motivazioni politiche. Il sovrano venne scomunicato da papa Clemente VII poiché, nonostante il rifiuto dell’annullamento del matrimonio contratto con Caterina d’Aragona, Enrico VIII aveva sposato ugualmente Anna Bolena, una sua cortigianaIl re nel 1534 fece dunque approvare dal parlamento l’Atto di Supremazia con il quale si decretava la nascita della Chiesa Anglicana, capeggiata dallo stesso re, e il distaccamento dalla Chiesa di Roma.
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L'Italia: Milano e la Firenze Repubblicana
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In Italia il periodo di equilibrio fra i vari stati, segnato dalla pace di Lodi, si infranse con la morte di Lorenzo il Magnifico (1492) e i sovrani delle potenti monarchie nazionali videro nell’Italia un buon territorio di conquista. Il primo tentativo, fallito grazie anche all’appoggio della Spagna e degli Asburgo, era stato realizzato dal sovrano francese Carlo VIII nel 1494. Il secondo tentativo si verificò nel 1499 ad opera di Luigi XII di Francia, il quale si impadronì di Milano per lasciarla dopo quattordici anni di dominio e fu solamente nel 1515 che il suo successore Francesco I riuscì a riprendersi la città.
Nel frattempo Firenze aveva formato un governo repubblicano in seguito alla cacciata di Piero de’ Medici, successore di Lorenzo. In questo periodo divenne molto influente il frate domenicano Girolamo Savonarola che, con le sue prediche contro il lusso dei ricchi e contro la corruzione della corte papale, riuscì ad inimicarsi le famiglie nobili, gli artigiani e i commercianti. In seguito alla scomunica proclamata da papa Alessandro V, Savonarola fu condannato come eretico e bruciato sul rogo il 23 maggio 1498. Il governo repubblicano resistette fino al 1512, quando i Medici con l’aiuto dell’imperatore rientrarono in possesso della città. |
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L'Imperatore Carlo V
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Pochi anni dopo, nel 1519, si assistette ad un evento che cambiò la situazione politica di tutta l’Europa: l’ascesa al trono imperiale di Carlo V d’Asburgo. Il giovane, figlio di Filippo il Bello di Francia e di Giovanna la Pazza di Spagna, a soli diciannove anni ereditò anche la candidatura al titolo imperiale; la vittoria del giovane Carlo di Gand, questo era il suo nome prima di divenire imperatore, avvenne grazie all’appoggio e ai finanziamenti di Jacob Fugger, uno dei più grandi banchieri tedeschi. L’obiettivo principale di Carlo V era di ricostituire il grande impero cristiano e per far questo risultava necessario: cacciare i Turchi ottomani dall’Europa, fermare le ideologie di Martin Lutero e aprire una via che collegasse i Paesi Bassi al resto dell’Impero Asburgico.
I primi due obiettivi fallirono miseramente nel giro pochi anni, mentre il terzo fu parzialmente raggiunto scatenando una guerra che si protrasse dal 1522 al 1559 e che divenne quasi un duello personale tra i due sovrani, Carlo V e Francesco I. La Via Asburgica sarebbe dovuta passare attraverso due regioni di proprietà della Francia, la Borgogna e l’ex Ducato di Milano, e quindi nel 1522 l’esercito asburgico attaccò le città di Milano e Pavia; i francesi vennero sconfitti e Francesco I venne catturato. Il sovrano francese dovette comprare la libertà cedendo la Borgogna all’imperatore Carlo V, ma non appena al sicuro smentì la parola data e cercò degli alleati per contrastare il potere dell’imperatore.
Nel 1526 venne costituita la Lega di Cognac, un’alleanza di stati avversi all’imperatore, alla quale aderirono Francesco I, il re d’Inghilterra e quasi tutti gli Stati italiani, tra cui anche lo stesso papa Clemente VII il quale aveva appena ricevuto, durante la Dieta di Worms, il sostegno di Carlo V contro Martin Lutero.
Nel 1527 Carlo V attaccò la Borgogna mentre con un altro forte esercito di mercenari scendeva in Italia per contrastare le truppe fiorentine e veneziane.I lanzichenecchi, a causa dei continui indietreggiamenti delle truppe italiane e della mancanza di paga, si spinsero fino a Roma e la saccheggiarono. Il Papa si rifugiò in Castel Sant’Angelo ed assistette impotente al Sacco di Roma che durò per nove mesi durante i quali molte persone furono uccise e torturate, le chiese furono profanate e molte opere d’arte distrutte o rubate. I lanzichenecchi lasciarono la città solo dopo che il Papa ebbe pagato una forte somma di riscatto.
Nel 1529 con la Pace di Cambrai si stabilì che la Borgogna rimanesse francese, mentre agli Asburgo restarono i territori italiani del Milanese, il Regno di Napoli, la Sicilia e la Sardegna. Inoltre, grazie a parentele e matrimoni, l'influenza degli Asburgo si estese anche presso le corti dei Savoia, dei Gonzaga di Mantova e dei Medici. Questa situazione politica rimase invariata fino al 1556, quando Carlo V, ormai stanco di governare un impero così grande e fragile, abdicò suddividendo il regno tra suo figlio Filippo II, al quale lasciò la Spagna, le colonie africane e americane, i territori italiani e i Paesi Bassi, e suo fratello Ferdinando, il quale ricevette la corona imperiale e la Germania, l’Austria, l’Ungheria e la Boemia.
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La decadenza della Spagna di Filippo II e le guerre europee
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Le guerre tra Francia e Spagna continuarono anche sotto Filippo II e terminarono nel 1559 con la Pace di Cateau-Cambrésis con la quale la Francia rinunciò definitivamente ai territori italiani. In seguito a questo avvenimento, in Italia, rimasero solamente tre stati veramente indipendenti: il Ducato di Savoia, la Repubblica di Venezia e lo Stato della Chiesa.
Emanuele Filiberto di Savoia, che nel 1557 era riuscito a sconfiggere i francesi nella battaglia di San Quintino, rientrando così in possesso del Piemonte e della Savoia. riuscì a mantenersi indipendente e si dimostrò anche un buon sovrano: riformò i tribunali e perfezionò l’amministrazione pubblica, spostando la capitale a Torino. La Repubblica di Venezia, lo Stato economicamente e culturalmente più all’avanguardia tra quelli italiani, non solo rimase indipendente, ma riuscì anche a difendere i propri possedimenti nelle isole greche e nel mare Adriatico dalla minaccia turca. Lo Stato della Chiesa, grazie all’abile pontefice Sisto V, riuscì a riorganizzare l’amministrazione di Roma e delle province.
Con la morte improvvisa di Enrico II di Francia nel 1559, Filippo II si trovò ad essere l’unico sovrano di un certo calibro e fu così che decise di dedicare le proprie energie a sostenere il cattolicesimo e ad affermare la superiorità della Spagna su tutti gli altri paesi europei. Questi suoi progetti impoverirono molto la Spagna, dilapidò immense ricchezze per sostenere le spese militari; una campagna che costò molte risorse fu quella nei Paesi Bassi, ai quali il sovrano voleva imporre il cattolicesimo. L’impresa fallì grazie anche all’appoggio dell’Inghilterra, che sostenne le Province Unite capeggiate da Guglielmo d’Orange.
Filippo II, sempre per affermare la potenza della Spagna ed il cattolicesimo, non risparmiò nemmeno il regno di Elisabetta I che non solo finanziava la rivolta olandese, ma depredava i galeoni sagnoli provenienti dalle colonie. Nel 1588 Filippo II inviò la flotta navale spagnola, l’Invincibile Armata, contro l’Inghilterra, ma la potenza navale inglese si rivelò molto superiore facendo così naufragare l’armata del sovrano spagnolo. Sempre spinto dal fanatismo religioso, Filippo II cacciò dalla Spagna tutti gli ebrei ed i moriscos che per la maggior parte erano artigiani, agricoltori o mercanti; questa mossa gravò ulteriormente sull’economia spagnola, già fortemente provata dalle ingenti somme spese per finanziare l’esercito, portando al declino della Spagna proprio mentre il regno di Elisabetta I si stava trasformando in una grande potenza.
L’Inghilterra alla morte di Enrico VIII vide salire al trono Maria I Tudor, poco amata poiché di religione cattolica. A lei, rimasta sul trono solo per qualche anno, successe Elisabetta I, la figlia di Enrico VIII e Anna Bolena. Fu una sovrana molto abile, sostenne la chiesa anglicana, potenziò l’economia, il commercio marittimo e creò la Royal Navy, una potente flotta navale.
Le idee protestanti che si erano diffuse in tutta Europa avevano attecchito anche in Francia e in questo paese i protestanti, chiamati Ugonotti, avevano formato un vero e proprio movimento politico con lo scopo di combattere il potere assoluto del re. Cattolici e protestanti combatterono spietatamente, come può ricordare la strage di San Bartolomeo che vide massacrati gli ugonotti parigini nel 1572, ma dopo lunghi anni di lotte rimase un unico erede al trono di Francia, Enrico di Borbone; il sovrano protestante dopo aver assediato Parigi si rese conto che non poteva opporsi alla maggioranza della popolazione francese rimasta cattolica e così si convertì al cattolicesimo. Il papa Clemente VIII lo riconobbe ufficialmente come Enrico IV ed esso governò con grande astuzia e tolleranza tanto che, nel 1598, concesse ai protestanti la libertà di culto e l’uguaglianza politica con l’Editto di Nantes. |
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Il Concilio di Trento e la Controriforma
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Di fronte alla Riforma protestante e alle conseguenze che essa portò in tutta Europa, la Chiesa cattolica si rese conto che era necessario provvedere ad un rinnovamento della cultura e della spiritualità, nonché alla moralizzazione della condotta degli ecclesiastici. Fu così che venen promossa la Controriforma, atta non solo a contrastare la Riforma protestante, ma anche a rinnovare la propria autorità e le proprie caratteristiche.
Nel 1545 papa Paolo III inaugurò il Concilio di Trento che, con varie interruzioni, si tenne fino al 1563. Inizialmente parteciparono anche i rappresentanti delle Chiese protestanti poiché si tentava una riunificazione, ma molto presto i luterani si ritirarono sentendosi oramai troppo distanti dalla Chiesa cattolica. A questo punto il Concilio si trovò ad affrontare due soli temi: la dottrina della Chiesa e la riforma della sua organizzazione. Furono ribaditi il principio del libero arbitrio, secondo il quale l’uomo doveva conquistarsi la salvezza tramite le opere di bene, l’autorità del pontefice ed il valore di tutti i sacramenti. Solamente la Chiesa poteva interpretare le Sacre Scritture e somministrare i Sacramenti; venne ribadito il divieto di matrimonio e rafforzato il Tribunale dell’Inquisizione, inoltre nel 1564 venne istituita la Congregazione dell’Indice atta a compilare una lista dei libri proibiti poiché eretici o scandalosi. La Chiesa uscì dal Concilio di Trento molto rafforzata e più attenta alla disciplina e alla moralità. Furono creati nuovi ordini religiosi tra i quali si distinsero i gesuiti, fondati da Ignazio di Lojola nel 1540, che si dedicarono alla predicazione alle missioni e all’assistenza; altri furono i teatini, gli scolopi e i barnabiti che fondarono delle importanti scuole nelle città italiane. |
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