Manifestazioni artistiche
Musica teatro e danza |
I tre grandi artisti del secolo: Leonardo, Michelangelo e Raffaello |
La pittura |
L'architettura |
La scultura |
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Musica teatro e danza
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Il Cinquecento fu un secolo di grandi novità anche per quanto riguarda la musica; fiorirono due nuovi generi come il madrigale e la messa. Il primo fu di tipo profano basato sui testi di grandi poeti, usato per esprimere sentimenti amorosi venne cantato a due o tre voci accompagnate dalla musica del liuto, il massimo esponente di questo genere fu Claudio Monteverdi. Il secondo fu il genere sacro per eccellenza, comprendeva le parti fisse della messa in latino con l’aggiunta di altri temi parzialmente o totalmente musicati. I maggiori centri italiani dove si sviluppò la musica polifonica furono Roma e Venezia. Nella città dei Papi lo spirito della Controriforma promosse un’opera di rinnovamento, nacque la Scuola Romana che ebbe il suo maggiore esponente in Giovanni Luigi Palestrina. La Scuola Veneziana si sviluppò presso la Basilica di San Marco e accolse molti musicisti, alcuni dei quali di origine fiamminga come Adriano Willaert e Cipriano de Rore, altri veneziani come Andrea e Giovanni Gabrieli. La produzione di madrigali si affermò anche in altre città italiane come Firenze, Napoli, Modena e Ferrara dove lavorarono Luca Marenzio e Carlo Gesualdo principe di Venosa.
La musica del Rinascimento fu soprattutto legata all’aristocrazia ricca e colta delle corti italiane: i Medici a Firenze, i Visconti a Milano, gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Montefeltro ad Urbino. Si costituirono numerose Accademie dove avvenivano incontri di scienziati, letterati e musicisti; alcune delle più importanti furono l’Accademia Platonica a Firenze, l’Accademia degli Intronati a Siena, degli Incatenati a Verona, dei Concordi a Ferrara, di Santa Cecilia a Roma e la Camerata Fiorentina. In questo periodo si assistette all’associazione della musica con il teatro, vennero realizzate numerose feste allestite nelle corti o nei giardini, dove si sviluppò quel genere di teatro basato sullo stile del recitar cantando che nei secoli successivi avrebbe dato origine all’opera o melodramma. Questo era stato creato da un gruppo di intellettuali che si riunivano a casa del Conte Bardi a Firenze ed è per questo motivo che il gruppo, composto da esponenti quali il poeta Ottavio Rinuccini e i musicisti Jacopo Peri e Giulio Caccini, venne ricordato come Camerata fiorentina o Camerata de’ Bardi.
Nelle corti del Rinascimento fu molto importante anche la danza; l’origine del balletto classico è da rintracciarsi proprio nelle corti italiane già a partire dal Quattrocento. Durante i banchetti molte pietanze erano introdotte da danze, si affermarono in questi anni i maestri ed i teorici, i balletti non vennero più improvvisati, ma definiti da una combinazione di passi prescritti. La prima scuola di danza venne aperta a Milano nel 1545 dal Maestro Pompeo Diobono presso cui studieranno artisti come Baldassarino da Belgioioso e Cesare Negri, quest’ultimo autore dell’importante trattato Nuove inventioni di balli redatto nel 1604.
Alle soglie del Cinquecento l’arte ricevette un grandissimo impulso creativo, i protagonisti di questo secolo studiarono il passato e sfruttarono le scoperte del secolo precedente, si spostarono dalle città di origine e crearono delle opere stupefacenti. Dall’arte classica ripresero i concetti di armonia, bellezza e di equilibrio compositivo, ma a questa venne contrapposta la maniera moderna, derivata dai tre grandi personaggi di spicco del Rinascimento, Leonardo, Michelangelo e Raffaello autori della bella maniera. Il termine manierismo venne coniato verso la fine del XVIII secolo per indicare tutti gli artisti della seconda metà del Cinquecento che avevano abbandonato lo studio della natura per una ricerca più profonda: l’arte del Cinquecento si rivelò essere basata sulla sperimentazione, sull’anticonformismo e l’introspezione, vennero create opere molto originali, talvolta fantastiche, bizzarre e certamente distanti da quelle permeate del pacato clima classicistico di inizio secolo. Si svilupparono due scuole di pensiero principali: nell’area tosco-romana prevalse la tecnica del disegno, mentre nell’area veneta venne sviluppato il colore tonale. L’arte del Cinquecento si rivelò essere basata sulla sperimentazione e sull’anticonformismo e mentre tutta l’Europa era devastata da guerre e riforme religiose l’arte conquistò nuovi equilibri. |
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I tre grandi artisti del secolo: Leonardo, Michelangelo e Raffaello
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Leonardo da Vinci, artista e scienziato, fu uno dei massimi esponenti della cultura rinascimentale, si applicò soprattutto nello studio della natura e delle leggi che ne regolano l’andamento, nelle quali vedeva l’origine di tutte le cose e lo stimolo per nuove invenzioni. Nel XVI secolo si sviluppò l’ultima fase della vita e della produzione artistica del grande maestro, il suo secondo soggiorno fiorentino si colloca infatti intorno al 1501. Al rientro nella città di origine lavorò ad una serie di opere, anche se realizzò pochi dipinti compiuti, che saranno prese a modello da tutti i pittori delle epoche successive; uno fra tutti il cartone con il gruppo di S. Anna, la Madonna ed il Bambino, che dimostra già un dinamismo e plasticismo delle forme per le quali si è visto un contributo di Leonardo all’imminente maniera, alla pari di Michelangelo e di Raffaello. Nel 1503 ricevette l’incarico di dipingere La Battaglia di Anghiari nel Salone di Palazzo Vecchio, mentre Michelangelo stava lavorando alla Battaglia di Cascina sulla parete di fronte. In questi anni Leonardo realizzò anche il celebre ritratto della Gioconda, un’opera alla quale si dedicò per molti anni, senza mai consegnarla ai committenti, e che costituì un nuovo modello per il genere del ritratto che avrà grande fortuna nel corso del XVI secolo. La figura è infatti pervasa da grande naturalezza e da un complesso sistema di sfumature psicologiche che non hanno precedenti nella ritrattistica rinascimentale. Nel 1506 fu nuovamente a Milano al servizio del governatore francese, ma nel 1512, con il rientro di Ludovico il Moro, si spostò a Roma sotto la protezione di Giuliano de’ Medici. Nel 1516, alla morte del duca, accettò l’invito del re di Francia, Francesco I di Valois, nel Castello di Cloux ad Amboise dove trascorse gli ultimi anni della sua vita completando i suoi studi e i suoi dipinti. Morì il 2 maggio del 1519.
Michelangelo Buonarroti è la personalità di spicco dell’arte del Cinquecento, operò in tutte le tre arti maggiori, sempre intento a migliorarsi, si impegnò costantemente nella ricerca della perfezione formale. Nacque nel 1475 a Caprese, entrò nella bottega di Domenico Ghirlandaio nel 1488, ma l’anno successivo già studiava scultura nel giardino mediceo di Via Larga con Bertoldo di Giovanni. Dimostrata la sua bravura in così giovane età fu immediatamente accolto alla corte del più grande mecenate del tempo, Lorenzo de’ Medici. A questo primo periodo della sua attività appartengono alcune opere che mostrano sia l’alta qualità della tecnica che il grado di innovazione raggiunta nella padronanza dello stiacciato. Recatosi a Roma nel 1496 Michelangelo eseguì la splendida Pietà di San Pietro e, nel 1501, raggiunta una certa celebrità, tornò a Firenze dove ricevette numerose ed importanti commissioni quali il David e il Tondo Doni. L’ultima lavoro di questo periodo fiorentino, fu la Battaglia di Cascina, affresco, di cui Michelangelo realizzò solamente il cartone nel 1504, che doveva andare ad ornare il salone del Palazzo Vecchio insieme alla Battaglia di Anghiari di Leonardo. Tale cartone fu copiato da tantissimi artisti tanto che, nel 1512, era già completamente distrutto a causa dei tanti ricalchi. Nel 1505 venne chiamato a Roma da papa Giulio II il quale desiderava fargli erigere il proprio Monumento funebre al centro della Basilica di San Pietro, ma entro breve tempo, in seguito ad una furibonda lite con il Pontefice, il maestro abbandonò la commissione. Nel 1508 gli venne affidata la decorazione della Cappella Sistina nella cui volta, portata a termine nel 1512, sono raffigurati numerosi personaggi sacri e allegorici che illustrano la storia dell’umanità prima della nascita di Cristo. Nel 1518 Michelangelo venne richiamato a Firenze per progettare la facciata della Chiesa di San Lorenzo mai realizzata, poiché dal 1520 si occupò della Sagrestia Nuova per la stessa Chiesa. Il complesso fu terminato solo nel 1534, ma contemporaneamente Michelangelo lavorò anche alla Biblioteca Laurenziana, la struttura architettonica più bella e completa del maestro. Nel 1530 riprese i contatti con gli eredi di Giulio II i quali lo pregavano di andare avanti nella realizzazione della maestosa Tomba. In questi anni creò le quattro figure dei Prigioni che mostrano i personaggi nell’atto di liberarsi dalla materia. Le magnifiche figure, apparentemente incompiute, sono in realtà il raggiungimento della poetica michelangiolesca. Nel 1534, portati a termine i lavori fiorentini, Michelangelo si stabilì definitivamente a Roma dove ricevette immediatamente l’incarico di realizzare il Giudizio Finale nella parete dell’altare della Cappella Sistina (1536-41). In questi anni infatti Michelangelo fu impegnato in opere di architettura e scultura, si occupò della risistemazione architettonica della Piazza del Campidoglio, ideò la grandiosa Cupola della Basilica di San Pietro e attese ad altri progetti per alcune chiese romane. Per quanto riguarda la scultura realizzò le sue due ultime opere: La Pietà per il Duomo di Firenze e La Pietà Rondanini, alla quale lavorò fino a pochi giorni prima della morte avvenuta il 18 febbraio del 1564.
Raffaello, massimo esponente del Classicismo rinascimentale, nasce il 28 marzo del 1483 ad Urbino, città nella quale l’ambiente artistico è pervaso dall’arte di Piero della Francesca. Il padre dell’artista, Giovanni di Sante di Pietro, dal quale desume il cognome Sanzio, era il pittore della corte urbinate e per questo già inserito nel dibattito culturale del tempo; la prima formazione di Raffaello avvenne, quindi, nella bottega del padre. La creatività e la grande personalità del giovane riuscirono a fare in modo che nella sua arte fossero tradotte, in maniera originale, tutte le influenze degli ambienti che frequentò ed infatti, la sua intensa ma breve carriera, si articolò in tre periodi fondamentali. Il primo periodo, quello umbro, che ha inizio nel 1499, lo vede allievo nella bottega del Perugino a Perugia; qui Raffaello assimilò talmente bene i modi del maestro fino a confondersi con lui, anche se le sue forme, piene di grazia e di bellezza, raggiunsero una perfezione tale da superare quelle del Perugino, come mostra la celebre pala con Lo sposalizio della Vergine. Raccomandato al Gonfaloniere di Firenze, Pier Soderini, perché potesse essere accolto in città iniziò, nel 1504, la seconda fase dell’attività di Raffaello, quella fiorentina. Qui ebbe la possibilità di ammirare le opere di Luca Signorelli, di Fra Bartolomeo ed i capolavori dei due più grandi maestri del tempo: di Leonardo assimilò lo sfumato e il chiaroscuro, di Michelangelo l’effetto scultoreo ed il dinamismo. A Firenze eseguì una serie di piccoli dipinti, bei ritratti per i personaggi di corte e una gran quantità di Madonne, particolari e bellissime, caratterizzate da una struttura piramidale e dal colorito vigoroso e brillante attenuato dallo sfumato leonardesco. Ultima opera che rientrò nella fase fiorentina fu la Deposizione Baglioni, eseguita ancora per la Chiesa di San Francesco a Perugia, nella quale sono evidenti le forti influenze di Michelangelo: il volto della Madonna sembra assomigliare a quello della Vergine del Tondo Doni. Alla fine del 1508 ha inizio l’ultima fase dell’attività di Raffaello, la fase romana. Il maestro, presumibilmente su suggerimento del Bramante, venne chiamato a Roma da papa Giulio II per la decorazione delle Stanze Vaticane, destinate all’abitazione privata del Papa. Questa risulterà essere l’impresa più impegnativa del pittore urbinate, infatti, il maestoso ciclo sarà portato avanti in più fasi, con qualche interruzione, e sarà terminato dai suoi allievi. Durante il suo soggiorno romano Raffaello fu impegnato anche in altre commissioni; tra queste una serie di splendidi ritratti e gli affreschi della Farnesina, la villa del ricco banchiere senese Agostino Chigi progettata da Baldassarre Peruzzi, dove nella Loggia di Psiche eseguì il celebre Trionfo di Galatea. L’ultima opera a cui lavorò fu la Trasfigurazione, commissionatagli dal cardinale Giulio de’ Medici intorno al 1517; questa, inizialmente destinata alla Cattedrale di Narbonne, rimase incompiuta a causa della precoce morte del maestro, avvenuta nel 1520, e portata a termine dai suoi allievi Francesco Penni e Giulio Romano fu collocata in cima al suo catafalco.
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La pittura
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La pittura continuò, per tutto il Cinquecento, a vantare il primato sulle arti, si affermò su tutte la tecnica dell’olio su tela, dove le figure, disposte in ordine piramidale, vengono inserite in scenari architettonici o naturali. Tra gli esponenti del primo Cinquecento fiorentino va ricordato Andrea di Angelo detto Andrea del Sarto, mentre i pittori che si avvicinarono più degli altri alle tendenze della Maniera furono Jacopo Carucci detto il Pontormo, Giovan Battista di Jacopo detto Rosso Fiorentino e Domenico di Giacomo di Pace detto il Beccafumi. A contraddistinguere l’opera di questi artisti sarà uno stile fantasioso e stravagante, con esasperazioni anatomiche sottolineate dalla linea serpentinata di Michelangelo. La Maniera nacque dunque a Firenze, ma si diffuse anche in ambiente romano ed ebbe numerosi seguaci tra i quali Pietro Bonaccorsi detto Perin del Vaga, Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, Agnolo di Cosimo Tori detto il Bronzino, Taddeo e Federico Zuccari. In seguito al Sacco di Roma molti manieristi tosco-romani si spostarono in Emilia e qui, grazie alla fusione di questo stile con i locali stimoli anticlassici, nacquero dei pittori dalle caratteristiche geniali e del tutto particolari come Antonio Allegri detto il Correggio e Francesco Mazzola detto il Parmigianino.
Nel Veneto si assistette al totale rinnovamento della pittura: alle basi di questo fu senza dubbio l’opera di Giorgione da Castelfranco che non ebbe allievi diretti, ma riuscì ad influenzare tutti gli artisti della generazione successiva. La ricerca di questa cerchia di artisti, definita pittura tonale, era basata essenzialmente sulle variazioni del colore e della luce anziché sul disegno. I soggetti principali erano i paesaggi ricchi di zone d’ombra e le figure arrivavano a fondersi totalmente con i luoghi circostanti fino a giungere, con Tiziano Vecellio, al disfacimento della forma dove la luce portava alla scomposizione del tessuto cromatico. Tra gli esponenti della pittura veneta di questo periodo si distinsero anche Jacopo Robusti detto il Tintoretto e Paolo Caliari detto il Veronese. |
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L'architettura
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L’architettura ricevette il primo impulso dall’opera di Donato Bramante, votato alla solennità e alla monumentalità dell’ideale estetico classico, vennero realizzate prevalentemente chiese con pianta a croce greca, coperture a botte ed affreschi alle pareti. La pianta centrale incarna la forma della perfezione disponendo in totale armonia ogni singola struttura dell’edificio. I palazzi appaiono ancora più maestosi caratterizzati da ampi portali e ordini sovrapposti, lungo le mura delle città prendono forma imponenti fortini e bastioni, atti a proteggere i centri dalle nuove armi da fuoco. Tra gli architetti del primo Cinquecento vanno ricordati Baldassarre Peruzzi, Sebastiano Serlio, autore di un importante trattato, Antonio da Sangallo il Giovane. Il manierismo, comunque, si fece sentire anche in architettura, pur rimanendo legati al mondo antico tramite i precetti tramandati da Vitruvio e i monumenti romani, venne sentita l’esigenza di una ricerca scenografica che portò alla creazione di piante più elaborate unite alla decorazione pittorica prospettica di finte architetture originando una nuova figura, quella dell’architetto-pittore che trova la perfetta personificazione in artisti poliedrici quali Giulio Romano, Jacopo Barozzi detto il Vignola, Giorgio Vasari, Bartolomeo Ammannati, Bernardo Buontalenti. Queste nuove forme di architettura si spostano anche in Veneto; in seguito al Sacco di Roma del 1527 infatti, diversi architetti attivi nella città dei Papi approdano a Venezia dove già da tempo la cultura locale era stata fusa con le forme lombarde. Questi nuovi stimoli dettero vita allo stile di due figure tra le più rappresentative di tutto il Cinquecento: Jacopo Tatti detto il Sansovino e Andrea di Pietro Mugnaio detto il Palladio. |
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La scultura
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In scultura le opere rimasero ancora legate alla tradizione quattrocentesca del Verrocchio, del Pollaiolo e di Bertoldo di Giovanni, ma mostrarono una forte animazione e un accurato studio degli effetti di chiaroscuro. I bassorilievi assunsero delle forme monumentali, le statue a tuttotondo originarono dei veri e propri complessi, inoltre non mancarono i seguaci di Michelangelo che orientarono la propria arte verso il gigantismo, lo studio accurato dell’anatomia e l’esasperazione dell’espressività e del movimento. Si distinsero tra molti artisti del calibro di Andrea Sansovino, Baccio Bandinelli, mentre a rappresentare i più fervidi seguaci della Maniera emersero Benvenuto Cellini e Jean de Boulogne detto il Giambologna. |
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