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Sandro Botticelli, La Nascita di Venere, 1484-86 Tempera su tela, 172 x 278 cm. Galleria degli Uffizi, Firenze
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La tela risulta essere stata acquistata da Lorenzo di Pierfrancesco dei Medici, cugino di Lorenzo il Magnifico e mecenate dello stesso Botticelli, e molto probabilmente si trovava collocata in una sala della villa Medicea di Castello,insieme ad altre due opere del medesimo artista: la Primavera e, forse, la Pallade ed il centauro, anche se non si conoscono né la data precisa, né la committenza per la quale fu eseguita. L’opera, che ha suscitato un gran numero di dispute ed interpretazioni, nacque dalla cultura e dall’ambiente neoplatonico, dominante nella Firenze del ‘400 e sviluppatosi alla corte medicea attorno alla figura di Marsilio Ficino. Le fonti letterarie a cui Botticelli attinse per la creazione dell’opera furono sicuramente l’Inno a Veneredi Omero, le opere di Ovidio, oltre alle Stanze del Poliziano, artista orbitante alla corte di Lorenzo il Magnifico. La grande tela raffigura infatti la dea Venere, nell’iconografia della Venus pudica, che si copre le nudità con i lunghi capelli; alla sua destra compaiono Aura e Zefiro avvinti in un languido abbraccio, mentre alla sua sinistra una delle Ore, presumibilmente Flora la raffigurazione della primavera, la accoglie con un manto colmo di fiori.
Anche se l’opera è conosciuta come La Nascita di Venere, titolo che risale all’800, molto probabilmente nel dipinto sono fusi insieme i due distinti momenti dell’iconografia della Venere, la sua nascita dalla spuma del mare ed il suo approdo all’isola di Cipro (o forse Citera, o Pafo). Nello stesso modo quindi la coppia di amanti, rappresentata dagli Zefiri, alluderebbe al soffio della passione dal quale la dea è generata e nello stesso tempo sospinta verso la riva del mare. Il dipinto si carica però di un forte significato allegorico, in quanto il tema della Venere non è altro che un pretesto per descrivere il concetto neoplatonico della nascita dell’Humanitas, generata dall’unione dello spirito (soffio degli Zefiri) con la materia (vestizione ad opera di Ora, simbolo della natura stessa). Proprio per questo l’artista avrebbe ripartito i personaggi in due gruppi distinti, perché rappresentano aspetti opposti della natura umana, al cui centro si erge Venere come simbolo di equilibrio. Da ciò si evince dunque il principio della complementarietà, sia nella vita che nell’amore, di cui la dea è simbolo, e dell’unione inscindibile tra esperienza fisica ed ascesa spirituale
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| Approfondimenti dell'opera
Venere | Venere e Flora | Paesaggio e bosco
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Venere. Secondo Omero, Afrodite era figlia di Zeus, secondo altre fonti invece la dea sarebbe nata dalla spuma del mare, sviluppatasi dagli organi sessuali di Urano tagliati e gettati in mare dal figlio di Saturno, Crono. Da qui le venne l’appellativo di Anadiomene, ovvero nata dalle onde. Il mito racconta il suo approdo all’isola di Cipro dove fu accolta dalle Ore, che, dopo averla vestita, la condussero presso gli uomini. Identificata a Roma come Venere è la dea dell’amore e della fertilità, e madre di Cupido. Nel corso dei secoli è stata raffigurata in una grandissima varietà di atteggiamenti, anche perché secondo la teoria di Platone esistevano due Veneri, una terrestre ed una spirituale. Alcuni dei suoi attributi maggiormente ricorrenti sono: la conchiglia, i delfini, lo specchio e le rose, fiori che, generati dal soffio fecondante dei venti, nacquero, secondo la mitologia greca, proprio assieme a Venere.
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Venere e Flora. Tra i significati impliciti dell’opera sussiste anche il parallelismo tra paganesimo e cristianesimo, esplicato dall’analogia tra il mito di Venere che nasce dalle acque e il dogma della nascita dell’anima dall’acqua del battesimo. La posizione e l’atteggiamento delle due figure femminili richiamano l’iconografia del Battesimo di Cristo. Tale interpretazione investe l’opera di più ampi significati ed allude alla filosofia del tempo che intravedeva nei miti antichi una sorta di anticipazione del cristianesimo.
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Paesaggio e bosco retrostante. Sebbene la qualità del dipinto sia notevolissima, grazie alle proporzioni dei personaggi ed alla resa dei particolari, il paesaggio risulta sintetizzato, quasi stilizzato nelle increspature del mare e nelle rive erbose dell’isola. Nella vegetazione sono evidenti alcuni rimandi alla famiglia dei Medici, identificabili sia nella presenza dell’alloro (Laurus= Lorenzo), che nelle piante di arancio, riferibili alla famiglia.
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